La partita che si è giocata ieri a Washington tra Barack Obama, George Papandreou e Dominique Strauss-Kahn è andata ben oltre la valenza simbolica che si attribuiva alla vigilia agli incontri e, secondo autorevoli indiscrezioni raccolte da il Sole 24 Ore, ha già messo in moto un processo negoziale che coinvolge comunque l'America e il cui esito potrebbe di nuovo mettere in dubbio la credibilità politica ed economica dell'Europa. Gli Stati Uniti hanno chiarito che non interverranno in prima persona per finanziare la Grecia visto che la questione riguarda l'Euro e l'Europa. Ma hanno lasciato intendere di avere un interesse diretto sull'esito dei negoziati e che potrebbero esercitare un ruolo chiave per mobilitare le risorse del Fondo Monetario Internazionale, se questo si renderà necessario.
Un monito alla Germania ovviamente, che resiste l'erogazione di fondi nonostante la Grecia abbia messo a punto un pacchetto molto duro pari a 4 punti del Pil. Ma anche un monito alla Francia: nel complesso gioco di equilibri politici, il direttore del Fondo Dominque Strauss-Kahn non chiederebbe nulla di megli di poter esercitare la leadership centrale per “salvare” l'Europa. Altre fonti anticipano che questo sviluppo sarebbe visto molto male all'Eliseo: il Presidente francese non potrebbe accettare che un altro francese si sostituisca a lui in una partita centrale per il futuro dell'Europa e del sistema monetario internazionale.
Ma l'America preme. Washington è molto preoccupata dal rischio che l'effetto domino legato a un possibile default di Atene possa avere un impatto devastante prima sul sistema finanziario, con banche internazionali e americane già esposte al rischio Grecia. Per la prima volta, sono preoccupati dall'idea di diventare loro stessi vulnerabili a un attacco se i mercati si accorgeranno che non vi è una linea di resistenza credibile per proteggere la stabilità finanziaria di paesi deboli. La storia ci dice che una volta azzoppata la preda più fragile i mercati si sentono rafforzati e partono all'attacco della preda successiva. Sia che si tratti di banche - Lehman, Merrill Lynch e Aig sono ricordi freschi delle dinamiche specualtive - o di paesi sovrani. Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia, sono tutti nella lista dei successivi anelli deboli della catena. In questo caso tuttavia, dopo l'Europa l'anello debole successivo è l'America. “A Washington sono molto perplessi - ci dice la fonte monetaria - hanno sofferto direttamente per gli errori commessi nel lasciare cadere Lehamn Brothers e non capiscono, dopo quella lezione, come la Germania possa considerare di far cadere la Grecia”. Si aggiunga la questione dei Credi Default Swap. Continuano ad essere erogati, il costo sale, ma nessuno sa chi è dietro le polizze e con quali risorse. Se per caso dovesse verificarsi una caduta della Grecia, la situazione non sarebbe molto diversa da quella in cui si è trovato il grppo Aig con il fallimento Lehman.
Chi lo ha visto in azione, ci ha riferito che nei suoi incontri, anche alla Brookings Institution lunedì pomeriggio, o con la leadership del Congresso oltre che alla Casa Bianca e al Fondo, Papandreu è stato molto “vocal”, molto articolato e convincente nella sua esposizione che mostrava come le conseguenze di questa crisi che riguarda i debiti sovrani hanno ramificazioni imprevedibili. Ha aiutato la sua padronanza della lingua inglese: il pimo ministro greco è bilingue, è nato a St Pauls, in Minnesota e ha studiato in California. Quando si è incontrato con Nancy Pelosi, il Presidente della Camera originaria appunto della California, le ha detto di essere orgoglioso di avere molte radici comuni. Lo stesso è successo negli incontri alla Casa Bianca dove Papandreou si è mosso con disinvoltura mostrando una completa padronanza anche tecnica della situazione. A questo punto si attende l'esito di queste prime mosse. Ma la palla torna in campo europeo: una soluzione firmata Fondo Monetario Internazionale non sarebbe soltanto un imbarazzo per Sarkozy, ma per l'intera Unione Europea.









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