New York -   

Crisi

Paterson, il corrotto, emblema di New York

Uno scandalo dopo l'altro, lo crisi morale dello stato di New York

Felix Rohatyn, leggendario banchiere di Lazard, taumaturgo che salvò la città di New York dal fallimento negli anni Settanta, chiede la testa del governatore dello stato, David Paterson. Lancia un grido d’allarme per la rapidità con cui la situazione finanziaria e politica si sta deteriorando. E invoca, per la salvezza, politica e morale, il nome di Dick Ravitch, 76 anni, il vice governatore ad Albany, che ieri ha presentato un nuovo piano di indebitamento quinquennale per evitare il fallimento.

E dire che George Washington, nel 1788, in una vecchia lettera si diceva ammirato “ dall”Empire State” …dall’esempio vivo di virtù, serietà e rigore e talenti…”. Altri tempi. Oggi lo stato – e la città – sono travolti da scandali politici a catena che potrebbero portare a quella paralisi che la città era riuscita a superare quasi indenne dopo la crisi finanziaria. Corruzione, dimissioni, scandali sessuali, abusi di potere, telefonate intimidatorie persino del governatore David Paterson. Semicieco, sposato a una moglie in adorazione, Paterson dovea essere l’immagine dell’innocenza. Il migliore sul piano simbolico per sostituire il governatore Elliot Spitzer, dimissionario esattamente due anni fa oggi, un angelo vendicatore della giustizia, tutore della più assoluta serietà di costumi, che fu costretto a lasciare dopo essere stato coinvolto in un giro di prostituzione.

Ora anche Paterson è incriminato. Per falsa testimonanza: aveva sempre negato di aver sollecitato la donazione di cinque biglietti per la prima partita degli Yankees. Poi si è saputo che li aveva chiesti e ottenuti. Tribuna d’onore, 425 dollari l’uno. Il problema è che Paterson aveva poi favorito gli Yankees per l’erogazione di un finanziamento agevolato per la costruzione del nuovo stadio. Tecnicamente questa violazione è più grave, certamente più immediata dell’accusa di aver convinto una donna picchiata dal suo più vicino consigliere, David Johnson, a non presentarsi in tribunale. “Paterson se ne dovrebbe andare”, chiede il New York Times. Come Spitzer. Per diventare così il secondo governatore consecutivo dimissionario e corrotto in meno di due anni. Primati che riguardano più l’Illinois o il New Jersey che New York.

Ma non basta: Charles Rangel, pittoresco deputato di Harlem, diventato a 76 anni il presidente della commissione appropriazioni alla Camera, forse la commissione più potente del Congresso è stato costretto meno di una settimana fa alle dimissioni dalla sua carica. Anche lui sotto inchiesta per corruzione. In pochi giorni si è così’ sgretolato il mito dell’Harlem Clubhouse, il potentato formato da una nuova generazione di leader neri che dai bassifodni della città erano emersi come importanti personaggi nazionali: Rangel, appunto. Basil Paterson, il padre del governatore, con forti ( e dubbi) legami sindacali e uno dei leader regionali del partito democratico, e David Dinkins, che fu sindaco di New York e purtroppo uno dei meno efficaci. C’era ovviamente lo stesso governatore, anche lui un membro del gruppo, caratterizzato da una struttura molto informale.

Ma la crisi dello stato non ci si ferma qui. Due giorni fa un altro deputato, Eric Massa, ha dato le dimissioni per un presunto scandalo di omosessualità. Aveva fatto delle avances a un suo giovane aiuto. Ora respinge le accuse: “solo chiacchere pepate” ha detto. E dice di essere stato vittima di Rahm Emanuel, il capo gabinetto di Obama: ”ero contro al riforma sanitaria e mi hanno incastrato”. Emanuel, dice Massa “ è il figlio dell’unghia del diavolo”. E racconta di essere stato aggredito negli spogliatoi del Congresso, sotto la doccia da Emanuel, anche lui nudo, che lo accusava di tradire il partito. ”Sapete quanto sia strano avere una lite politica con un uomo nudo” ha detto.

Due settimane fa è definitivamente caduto anche il mito di Bernie Kerik, ex capo della polizia durante l’attacco dell’11 settembre. E non c’è niente di peggio di un ex eroe nazionale, condannato a quattro anni di prigione per corruzione. Poi ci fu il caso di Joseph Bruno, ex capo della maggioraza repubblicana ad Albany, anche lui corrotto e condannato due mesi fa. Si potrebbe continuare con i personaggi minori. Ma questa serie di scandali basta a spiegare perché lo stato si ritrova oggi con un buco da 9 miliardi di dollari per l’anno fiscale che inzierà il prossimo primo di aprile e addirittura di 15 miliardi per l’anno successivo. La città per ora sta meglio. Non ha problemi immediati, il disavanzo è relativamente contenuto, appena 1,2 miliardi di dollari su un bilancio di 64 miliardi. Se non si risolveranno i problemi dello stato però i rischi per New York aumentano in modo esponenziale.

Ecco perché Rohatyn, massima autorità morale in materia di disvanzi cittadini, ha invocato il nome di Ravitch. Ieri il numero due dello stato, anche lui uno dei protagonisti del salvataggio degli anni Settanta, si è di fatto sostituito al governatore assente ( faceva colazione con Dinkins allo Yale Club, vinco a Grand Central…!) e ha lanciato l’idea di una offerta obbligazionaria di alcuni miliardi di dollari per coprire i buchi statali. Ha messo a punto un piano quinquennale con restrizioni di spesa e limiti all’indebitamento fra l’1 e il 2% del bilancio.
“Saremmo davvero fortunati – dice Rohatyn – se potessimo avere qualcuno come Dick Ravitch in una posizione in cui possa davvero esercitare autorità e sovraintendere al cambiamento” ha detto.

Incontriamo Rohatyn nella sua casa, sulla Quinta strada. Due Tintoretto alle pareti, vista su Central Park. E’ depresso dalle brutte notizie. Ma a 81 anni resta combattivo: respinge l’idea di chi dice che la città sarà travolta dalle altre città emergenti, Shanghai, Bombay e dai buchi dello stato e che diventerà “ una città di ospedali di università e turisti…lo dicono ma non succederà… Ci siamo sempre risollevati. Ricordo quando il Presidente Ford ci abbandonò, disse, ”Ford alla Città: Muori”. Ma non siamo morti. Può immaginare Shanghai o Bombay prendere il nostro posto? Io no”. Con un'unica previsione: aspettiamoci il ritorno dell’Empire State. E dei suoi valori, che tanto colpirono Washington.

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Mario Platero
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