Tanto rumore per niente. Le convention di partito - secondo Scott Rasmussen, fondatore dell’omonima società di sondaggi – sono seguite da soltanto un elettore incerto su cinque, perché sono ritenute da questi uno spreco di tempo e denaro.
“Gli strani rituali e le battute pesanti sembrano fuori luogo nel ventunesimo secolo”, afferma Rasmussen sul sito Townhall. Il motivo del calo di interesse, secondo il sondaggista, è semplice. Le convention, ovvero le assemblee dove i partiti assegnano l’investitura ufficiale ai candidati, un tempo servivano a qualcosa. Nel 1960, quando John Kennedy è stato nominato presidente, la sua nomination non era sicura prima della “roll call”, il momento durante la convention in cui i delegati assegnano formalmente il voto ai candidati.
Ma dagli Anni ’70 le regole sono cambiate e adesso i candidati vengono praticamente già scelti furante le elezioni primarie, trasformando le convention in “reliquie del passato”.














